I pesci non esistono di Miller Lulu - Bookdealer | I tuoi librai a domicilio

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«Che senso ha la vita?», chiede con ingenuità una bambina di sette anni al padre scienziato. «Nessuno», risponde lui, convinto che ogni esistenza sia destinata a finire nel nulla. Quel «nessuno» ha lasciato molte tracce in Lulu Miller, che da allora si è impegnata con tutte le sue forze a non farsene travolgere e a cercare altre risposte, fino a imbattersi in David Starr Jordan. Jordan (1851-1931), uno dei più importanti tassonomisti del mondo, ha catalogato migliaia di pesci, e neppure quando nel 1906 un terremoto ha distrutto la sua collezione di esemplari sotto vetro, confondendone in un caos primordiale le descrizioni, ha smesso di credere alla propria missione: dare ordine alla natura. Per l'autrice, Jordan diventa un esempio di caparbietà e coraggio. Ma non sempre le cose sono come appaiono e, poco alla volta, la figura del gigante della scienza si sgretola davanti agli occhi attoniti dell'autrice: compare un omicidio di cui l'uomo potrebbe essersi macchiato ma, soprattutto, si scopre il suo appoggio alla teoria eugenetica che, negli Stati Uniti, ha portato alla sterilizzazione forzata di migliaia di individui ritenuti inadatti alla vita. A quel punto, tutto torna in discussione. Pagina dopo pagina, il libro passa da biografia a giallo, da omaggio alla scienza a memoir intimo e delicato, per approdare alla spiegazione del titolo, "I pesci non esistono", che svelerà ai lettori come la natura si sia magistralmente vendicata dell'uomo che la voleva dominare. Una storia d'amore, di perdita e dell'ordine segreto della vita.

1 Recensione

Libro potentissimo che si schiude, letteralmente esplode, negli ultimi quattro capitoli. All’inizio sembra poco più che una biografia di uno scienziato tassonomista (di quelli che danno un nome alle nuove specie per intenderci). Un uomo che si sforza di cercare il “pensiero di Dio” nella natura attraverso la catalogazione, con la convinzione che la natura stessa celi un ordine morale decodificabile solo attraverso la corretta lettura delle specie che la compongono. Una sorta di scala, una gerarchia divina che dai batteri arriva agli esseri umani. Questa convinzione, che con il tempo arriva all’ostinazione, porta a pensare a una selezione verso forme di vita sempre più adatte, intelligenti, morali. Invocando lo sterminio dei gruppi più vulnerabili. In una parola: eugenetica. Sessantamila furono le sterilizzazioni praticate in tutta l’America nel corso del ‘900, legalmente e contro la volontà delle vittime, nel nome del “benessere collettivo”. Storia? Nell’Irwin County detention Center in Georgia la polizia anti migranti americana ha rinchiuso 4680 clandestini e a donne sane e inconsapevoli, sono state praticate un numero altissimo di asportazioni dell’utero (La Repubblica , 15 settembre 2020) Il libro si inabissa riemergendo poi nelle ultime pagine. Grazie a Darwin che invita a guardare la verità disordinata della natura che ne cela la complessità e insieme la meraviglia. La categoria in quanto tale diviene un modo per difendere il nostro posto ai vertici di una scala immaginaria. Quante cose ignoriamo? Cosa si cela dietro invisibili confini tracciati solo per stabilire un ordine che non esiste? Vivere, e vivere appieno, è forse rimuovere questo ordine, continuare a scuoterlo finché le creature intrappolate non ne siano liberate. Ricordando che la categoria è nella migliore delle ipotesi un surrogato, e nella peggiore un giogo. Copernico disse che che doveva essere difficile guardare le stelle e convincersi che non erano loro a muoversi. Eppure era importante parlarne e pensarci per liberare il cervello di quest’idea sbagliata. Per un semplice motivo “Rinunci alle stelle e ci guadagni un universo"

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