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L'architettura del mistero. Chiesa di Sant'Anna Jundiaí, São Paulo. Centro di convivenza culturale, educativo, residenziale e teatro
Faroldi Emilio , Vettori Maria Pilar

L'architettura del mistero. Chiesa di Sant'Anna Jundiaí, São Paulo. Centro di convivenza culturale, educativo, residenziale e teatro

Editore: LetteraVentidue

Reparto: Architettura

ISBN: 9791256441068

Data di pubblicazione: 12/11/2025

Numero pagine: 164

Collana: Alleli/Projects


18,00€
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Sinossi

Progettare una chiesa è un atto di architettura: costruire un'architettura è, analogamente, un atto di fede. Progettare una chiesa implica l'adesione profonda ai suoi significati simbolici, semantici, morfologici, atti a interpretare i riti liturgici, per mezzo dei codici architettonici. La chiesa di Sant'Anna a Jundiaí, nello stato di San Paolo del Brasile, rappresenta una testimonianza di come l'architettura sacra contemporanea possa ancora confrontarsi con i temi propri della tradizione ecclesiale, della liturgia e della spiritualità, pur utilizzando i linguaggi costruttivi e formali della modernità. Progettata dagli architetti italiani Emilio Faroldi e Maria Pilar Vettori, l'opera si connota per la sua capacità di tradurre in forma architettonica la complessità del luogo sacro, inteso quale spazio dove l'uomo incontra il divino, e come luogo di aggregazione e partecipazione collettiva, punto di riferimento di un'intera comunità. Una realtà di frontiera, caratterizzata dalla presenza di un orfanotrofio deputato a togliere i bambini dalla strada per fornire loro un'opportunità di felicità: una realtà nella quale, ancora oggi, si rivede la Comunidade Sant'Anna, Paróquia São João Bosco, Diocese de Jundiaí. In un contesto culturale e geografico lontano dalle radici europee, la chiesa intende mantenere viva la tensione tra memoria e innovazione, evitando la facile retorica della tradizione, nonché l'astrazione forzatamente laicizzata di certa architettura moderna. Il rapporto tra spazio sacro e spazio profano, tra interno ed esterno, tra figura e paesaggio è affidato a una espressione linguistica composta da volumi netti, materici, massivi, ove il mattone a vista diviene elemento semantico e costruttivo, in grado di conferire all'edificio un senso di permanenza, radicamento e appartenenza al luogo. L'opera genera dalla reinterpretazione rigorosa, sia planimetrica sia di alzato, della croce latina, non come semplice simbolo grafico o decorativo, bensì quale principio generatore dello spazio. Un involucro murario definito da un sapiente alternarsi di pieni e vuoti, di superfici compatte e di fenditure luminose, capace di generare superfici vive e articolate, in grado di mutare in ragione della dinamica trasformazione della luce. La materialità assume un significato che valica la pura materia, eleggendosi a memoria di una tradizione costruttiva antica e, al contempo, segno di un'architettura che non intende rinunciare a dialogare con il contesto, l'orizzonte, la storia. Progettare una chiesa significa definire uno spazio che, essendo sacro, risulta differente da qualsiasi altro spazio architettonico, in quanto non identifica mai semplicemente un vuoto. La sua atmosfera, la sua tensione rivelano la presenza che ne costituisce l'origine e il fine. Un'architettura del mistero che, proprio nel dialogo con il luogo, la gente, l'assoluto, trova le sue ragioni di esistere.

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